MASCHILE E FEMMINILE

SAI COSA SONO “MASCHILE” E “FEMMINILE” E COSA COMPORTA NON AVERLO CHIARO?

Quando si parla di maschile e femminile, quasi tutti partono da un equivoco: credono che sia un discorso su uomini e donne.

Nel Tantra, nella psicologia del profondo e nel lavoro corporeo, maschile e femminile sono principi energetici e psichici presenti in ogni essere umano. Non hanno a che fare con il genere, con l’orientamento sessuale e in definitiva neanche con il fatto di essere incarnati in un corpo di uomo o di donna: hanno a che fare con il nostro funzionamento, come individui essenzialmente androgini, interi, completi.

Ogni essere umano possiede entrambe queste energie psichiche, che ha introiettato in modi differenti a seconda di tanti aspetti: in primis il fatto di avere un corpo di uomo o di donna e quindi aver creato identificazione con l’uno o con l’altro genere; a questo si aggiunge il contesto familiare, culturale, sociale, religioso nel quale siamo cresciuti, che ci hanno portato a identificare “maschio” con una serie di caratteristiche e “femmina” con una serie di altre.

Il maschile è ciò che dà direzione, confine, presenza.
Il femminile è ciò che sente, accoglie, si muove, cambia forma.

Il problema non è chi sia meglio, o cosa sia giusto. Il punto è poter osservare il modo in cui si abitano queste due energie e se e quando uno governa e l’altro viene represso.

Tante persone (uomini o donne) sviluppano un maschile ipertrofico – controllo, fare continuo, efficienza, prestazione – oppure si rifugiano in un femminile non sostenuto – emozione senza struttura, confini deboli, recettività che si confonde con mancanza di responsabilità, attesa, passività. Nulla di più lontano da ciò che queste due energie incarnano in profondità.

Il maschile senza femminile diventa rigido, scollegato dal piacere e dall’eros, impotente. Il femminile senza maschile diventa disperso, reattivo, in balia degli stati emotivi.

Il punto di questo lavoro incredibilmente trasformativo non è “correggere” una polarità, ma lavorare perché tornino in relazione.

Su questo punto il lavoro somatico attraverso le pratiche tantriche permette di portare estrema chiarezza:  se la meditazione, la ricerca spirituale, il percorso di lavoro su di te ti portano fuori dal corpo e non ti permettono di integrare le forze che ti abitano, allora non stanno funzionando.

Il lavoro su di se non serve a creare anestesia per sopravvivere meglio a una vita che non senti. Serve a radicarti così profondamente nel corpo da renderlo il veicolo per raggiungere la tua più completa fioritura. (che qualcuno chiama il divino, il tuo Sè, l’anima, o comunque tu lo riconosca).

Il maschile, nella meditazione, è la funzione del testimone: ciò che ti permette di stare, restare, non fuggire. Il femminile è l’esperienza viva, la forza che scorre come lava: sensazione, movimento interno, emozione, vibrazione. Quando uno dei due manca, la meditazione diventa sterile: o solo mentale o solo emotiva.

Nella vita à la stessa cosa: se manca il maschile manca la verticalità, il sostegno, la volontà, la resilienza. Se manca il femminile manca la forza, il coraggio, la disponibilità, la possibilità, la passione.

Osho insisteva molto su questo punto: non esiste vera spiritualità senza integrazione degli opposti.
L’illuminazione non è salire sopra la vita, ma scendere completamente dentro di essa.

Le relazioni intime sono il banco di prova che più di qualsiasi cosa rende evidente il modo in cui funzioniamo (o non funzioniamo). È proprio lì che si vede se maschile e femminile collaborano o si combattono.

Molti problemi sessuali e relazionali non nascono dalla mancanza di desiderio o di amore, ma da quella parte della struttura interna che, non essendo vista e integrata, va in guerra contro la struttura dell’altro. Un maschile che non crea spazio, un femminile che si chiude e smette di sentire, o che non si fida (che di solito è la conseguenza della chiusura), un maschile che inizia a funzionare dallo sforzo o che si ritira…

Il corpo non mente.
Se non c’è presenza, non c’è eros. Nel Tantra il maschile non prende, contiene. Il femminile non concede, si apre quando c’è. Solo in questo modo la sessualità smette di essere un’area problematica o di conflitto e torna a essere una fonte di vitalità.

Carl Gustav Jung, con i contribuiti immensi dati alla psicologia del profondo, ha portato una luce chiara su questo: ciò che non integri dentro di te, lo cerchi fuori.

L’Anima (principio femminile nell’uomo) e l’Animus (principio maschile nella donna) non sono concetti poetici, ma funzioni psichiche operative. Se non le riconosci, per prima cosa dentro di te, ti innamori sempre dello stesso tipo di persona, o vivi relazioni cariche di aspettative irrealistiche e molto spesso attribuisci all’altro poteri che non ha.

La Gestalt aggiunge a questo un passaggio fondamentale: queste polarità non si integrano capendole, ma facendole incontrare nell’esperienza. Nel corpo. Nel qui e ora. Nella relazione reale.

Per questa ragione abbiamo dedicato il modulo 4 di Nilaya Tantra Academy ad approfondire queste due energie (prossima data: 28 febbraio/1 marzo 2026, Roma).

Questo lavoro non serve ad “aggiustare”. Serve a disfare compensazioni antiche che oggi non funzionano più.

Maschile e femminile non devono essere uguali. Devono poter collaborare. Quando succede cambia la qualità della presenza, del desiderio, delle scelte. E anche delle relazioni.

Se senti che è tempo di smettere di ripetere le stesse dinamiche con nomi diversi,
questo spazio è per te.

con amore

Meera 💕

info@nilayaacademy.com

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