Da oltre 15 anni mi occupo di Costellazioni Familiari.
Mi sono formata in Italia, nel 2008, in un percorso di counseling di 3 anni. Ho poi seguito e visto il lavoro del suo fondatore Bert Hellinger, in Germania, e di sua moglie Sophie.
In tanti anni di lavoro personale con questi strumenti e differenti terapeuti ho avuto modo di sperimentare su di me l’efficacia straordinaria di questo metodo, qualora usato con competenza, senza fanatismi, da terapeuti capaci di reggere il lavoro di gruppo e la potenza delle informazioni che emergono.
Dal 2011 ho guidato gruppi di costellazioni e lavorato con centinaia di persone, insegnando questo approccio nel modo in cui l’ho imparato e integrandolo, negli anni, con le competenze acquisite nel tempo come psicoterapeuta: il lavoro con l’ipnosi, le tecniche di lavoro somatico, di lavoro sul trauma, strumenti strategici e approcci integrati per poter mettere in grado il cliente di avere supporto e guida nell’emersione e nell’elaborazione delle informazioni del proprio inconscio intergenerazionale.
C’è una domanda che mi capita spesso di ricevere, in un momento storico nel quale la superficialità di un certo spiritualismo new age rischia di farci cadere in una confusione pericolosa: cos’è il campo morfogenetico, quel campo di informazioni in virtù del quale i rappresentanti hanno accesso a contenuti dell’inconscio familiare della persona che mette in scena il proprio tema? Perché funziona, dato che in effetti, andando a verificare le informazioni che emergono, risultano spesso corrette?
È magia, fisica quantistica, scienza?
Cercherò qui di dare alcuni spunti di riflessioni, basate su fonti il più possibile scientifiche e affidabili:
Dal punto di vista dell’ipnosi clinica, la cosiddetta trasmissione di informazioni da un individuo all’altro non è una trasmissione “telepatica” di contenuti mentali, né un passaggio di informazioni oggettive come dati che viaggiano nello spazio.
È un fenomeno relazionale ipnosuggestivo, spiegabile attraverso suggestione, comunicazione implicita e regolazione interpersonale degli stati di coscienza.
In ipnosi clinica si parla di comunicazione suggestiva interpersonale. L’informazione non viene “trasmessa” come contenuto cognitivo, ma indotta attraverso il linguaggio verbale e paraverbale, o i microsegnali corporei e con elementi quali il ritmo, il tono, la postura, lo sguardo.
Nel Trattato di Ipnosi Franco Granone approfondisce questi temi in modo molto esteso e indica come dato osservabile clinicamente quello che chiama un rapporto ipnotico in cui l’attenzione è focalizzata (monoideismo), le funzioni rappresentativo-emotive sono potenziate e l’informazione diventa ideodinamica (cioè produce effetti psichici e somatici). Il processo relazionale diventa circolare, attraverso una ipersintonizzazione emotiva che permette di cogliere ciò che nel quotidiano non viene registrato dai soggetti e una conseguente lettura inconscia dei segnali non verbali da parte dei rappresentanti.
L’ipnosi (cioè lo stato di coscienza espanso che si viene a creare durante la rappresentazione delle costellazioni) amplifica la permeabilità relazionale e permette una co-costruzione dell’esperienza dentro uno stato di coscienza modificato.
Quello che nelle costellazioni viene chiamato campo è spiegabile come fenomeno emergente relazionale, prodotto da processi psicologici e neurobiologici noti. In sostanza, il cosiddetto campo morfogenetico è l’effetto combinato di un’attenzione condivida e una focalizzazione monoideica (fenomeno ipnotico di gruppo) e una conseguente amplificazione dell’esperienza corporea. Granone lo chiamerebbe stato ipnoidale relazionale.
Attraverso una risonanza emotiva e limbica, quello che si attiva è il sistema dei neuroni specchio insieme a una sincronizzazione affettiva e una regolazione interpersonale implicita, che permete al “cliente” di trasmettere per via non verbale contenuti del proprio inconscio familiare anche qualora non siano da lui esplicitamente conosciuti.
È un fenomeno in realtà noto, un meccanismo psicoanalitico storicamente ben documentato quello per il quale i contenuti psichici non mentalizzati del cliente vengono “depositati” nei rappresentanti che li esperiscono come sensazioni, emozioni e impulsi. Per quanto questo fenomeno possa sembrare magico – e di conseguenza destare il sospetto dei clinici – in reaktà stiamo parlando do una dinamica inconscia interpersonale ben nota sia alla ricerca clinica sull’ipnosi che alla psicanalisi più tradizionale.
È proprio per questo motivo che è fondamentale l’esperienza e la competenza del terapeuta: per permettere a ciò che è stato veicolato durante la rappresentazione di essere organizzato in modo sensato ex post.
Il fatto che i lcorpo abbia accesso a informazioni che non sono coscienti nella persona è qualcosa di molto conosciuto sia in ipnosi che nella psicologia dell’inconscio.
Attraverso quelli che nella pratica dell’ipnosi vengono chiamati minimal cue, ai quali il terapeuta ipnotista è chiamato a prestare la massima attenzione, si veicolano le informazioni in modo molto veloce e diretto da rappresentante a rappresentante, grazie allo quello stato gruppale di coscienza alterata. Stiamo parlando dei segnali quali la postura, la distanza, i micro-movimenti, il tono muscolare e tutto ciò che produce informazione implicita, non verbale.
Non è extrasensoriale. È preverbale. E spesso è qualcosa che l’inconscio intergenerazionale della persona contiene, pur senza averne alcuna traccia cosciente. In questa memoria inconscia sono custoditi accadimenti del sistema familiare che hanno costruito le leggi non scritte del sistema stesso e che durante la costellazione vengono elicitati attraverso questo scambio di informazioni tra i rappresentanti.
Il campo morfogenetico dal punto di vista clinico può intendersi come una configurazione relazionale ad alta intensità emotiva e suggestiva, in cui processi di risonanza, proiezione e regolazione interpersonale permettono l’emergere di contenuti psichici normalmente non accessibili alla coscienza.
Il setting facilita stati di coscienza relazionali profondi. Il corpo coglie e amplifica dinamiche implicite e il gruppo permette di rendere visibile l’invisibile psichico.
Meera
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